Ho un sogno nel cassetto: voglio diventare Svizzero

Ci tengo a specificare che quanto segue è un mio pensiero personale, che nulla ha a che vedere con l’attività politica che svolgo all’interno della lista civica “Lavori in Corso”.

bandiera svizzera.jpgHo sempre avuto, da quando seguo l’idea del Federalismo supportato dalla Democrazia Diretta e Partecipata, un sogno nel cassetto: l’annessione della Provincia di Como alla Svizzera. Non ho mai esposto chiaramente questo concetto convinto che è troppo difficile comprenderlo per chi non sposa la causa di cui sopra e perché tra gli italiani latita ( e me ne duole profondamente) il concetto di cultura della civiltà, mentre prevalgono quelli dell’egoismo e del menefreghismo .

Nei giorni scorsi, con un metodo (leggerete quasi subito) molto in uso nella Confederazione Elvetica, il consigliere nazionale dell’ Udc svizzera (nulla a che spartire con le mastellonate italiane) Dominique Baettig  ha chiesto al proprio Governo«di proporre un quadro costituzionale e legale» che permetta di integrare, quali nuovi cantoni svizzeri, le regioni limitrofe, «se auspicato dalla maggioranza della popolazione in questione». Qui già c’è un punto di civiltà che da noi non esiste nemmeno a 350 metri sotto terra, il signore in questione espone una proposta che sicuramente va a cercare dei benefici per la sua nazione, ma ci dice: “andiamo avanti solo se in quelle regioni i cittadini votano a favore di questa proposta”. Si lui dice questo perché in Svizzera certe questioni se le sbrogliano direttamente i Cittadini Sovrani, concetto invisibile nelle nostre patrie terre. Baettig invia questa proposta, anche perché sa che, in molte di queste regioni confinanti, ci sono movimenti politici e culturali che hanno già espresso, oggi ed in passato, tale desiderio; nella sua Mozione inoltre Baettig cita quel malessere dilagante in queste regioni di confine, dove i cittadini si sentono spesso e volentieri abbandonati e semplicemente sfruttati dalle classi politiche nazionali (leggete i miei numerosi post sul tema) costituitesi in caste (la più sviluppata senza dubbio la nostra) e da quelle europee che ci hanno appena partorito, ad esempio, il “Trattato di Lisbona”, di cui a breve comincerete a sentire chiaramente i sintomi.

Ma dicevo, aldilà delle motivazioni politiche, valide a tutti gli effetti, poco sponsorizzabili a voce alta, rischio magari anche l’arresto per “Alto Tradimento alla Patria”, si tratta di una questione culturale: una tale proposta va sostenuta in casa nostra già solo per come è stata esplicitata, per come il Deputato svizzero chieda che noi siamo innanzitutto i primi ad essere d’accordo, alla faccia di quello che invece succede in Italia, dove le cose vengono semplicemente imposte dall’alto.

Ma questo è anche il tallone d’Achille del mio sogno, la cultura della civiltà.

Io abito esattamente a 19 km dal confine italo-svizzero di Chiasso, la città è divisa in due, una parte è frazione di Como, l’altra è Comune Svizzero. Nel versante svizzero se tengo gli occhi puntati a terra non vedo ne una gomma da masticare, ne un mozzicone di sigaretta, non la minima buchetta nella quale possa inciampare…se li alzo vedo il massimo rispetto dei semafori e dei pedoni, se drizzo le orecchie non sento baccano, neppure a cercarli col lanternino vedo sfaccendati di ogni tipo venire a lavarmi i vetri o a vendermi rose o cd contraffati, non sento parlare di politicanti e caste varie, di rapine in serie e di appartamenti occupati illegalmente. Appena attraverso il valico e torno in Italia, già a occhio nudo vedo un panorama completamente diverso, la stessa differenza che si trova tra un palazzo reale e le favelas di Rio (credetemi, è vera la differenza di scenario); da noi subito marciapiedi con i blocchetti di porfido scalzati ed i cordoli staccati, una miriade di cicche abbandonate al loro destino inquinante, l’asfalto rotto, crepato, bucato. Eppure  mi viene difficile pensare che in Svizzera  si paghino tasse percentualmente più alte che in Italia, mi viene ancora più facile pensare che da Loro, anziché servizi di livello centroamericano (consentitemi la definizione), vengano dati servizi semplicemente civili (senza nulla di eclatante) anche e soprattutto perché la classe politica (oltre che avere la famosa cultura di cui sopra) sa di poter essere giudicata e licenziata ogni giorno, perché quello svizzero, al contrario di quello italiano, è un popolo, non un accozzaglia.

Bisognerà poi vedere come la pensano i Cittadini Svizzeri, che all’idea di ritrovarsi come compatrioti degli italiani sentiranno un gelido brivido sulla schiena, ma loro sono i primi da sentire, se vogliamo essere i loro pari.

Sono convinto (e lo farò con tutti i mezzi di cui sono a disposizione pochi purtroppo) che questa mozione vada sostenuta da questa parte del confine, innanzitutto perché la trovo una soluzione valida (anche se comoda) ai problemi che la gestione politica della mia nazione mi da, poi perché la Svizzera civicamente e politicamente è un modello da imitare (quindi, con soluzione meno comoda, bisogna lottare per Federalismo e Democrazia Diretta). Ma sono convinto che vada sostenuta anche per i motivi che io credo l’abbiano generata: la Svizzera è sotto attacco e nelle seguenti parole scritte dal mio amico Giacomo Consalez trovate i motivi di questo attacco:

“Penso che il sistema svizzero nel suo complesso sia sottoposto a un attacco concentrico questo paese è riuscito ad integrare democrazia diretta e rappresentativa in modo tale che la Svizzera rappresenta un modello unico di come  dovrebbe funzionare la democrazia nel mondo libero. In Svizzera i cittadini esercitano la loro sovranità con i referendum e le iniziative popolari su una varietà molto ampia di soggetti, mentre nel resto del mondo occidentale un numero crescente di funzioni legislative e regolamentari è stato scippato da parte di gruppi di pressione sempre più limitati, privando i cittadini di qualunque egida su come le loro vite vengono condizionate agli interessi di lobbies politiche e finanziarie. Fra molte idee sbagliate e malgrado una lista lunga di luoghi comuni circa il vostro paese, lo Stato federale svizzero sta emergendo come l’unico esempio di democrazia reale in questo mondo di stati moderni quasi totalitari. Ecco perchè la Svizzera è sempre più sotto attacco”.

Ripeto, io sosterrò, come mi sarà possibile, questa iniziativa…invito anche voi a farlo.

Voglio diventare Svizzero, almeno come parte integrante di una cultura civica e politica, se non proprio come Cittadino.

Grazie della pazienza, Giorgio Bargna.

 

Ho un sogno nel cassetto: voglio diventare Svizzeroultima modifica: 2010-06-13T01:54:00+02:00da giorgio_civico
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