13/11/2007
CROCEFISSO E BENEDIZIONE
Oggi pubblico ancora una volta un testo di Renato Meroni,mi sento questa volta di affermare che la quasi totalità di queste parole le avrei volute scrivere io.Ciao a tutti,Giorgio.
CROCEFISSO E BENEDIZIONE
Nei miei interventi ho sempre parlato del valore della società, dei valori che regolano i vari individui che la compongono, del senso d’appartenenza come collante fra le persone, dell’educazione civica come base importante per la crescita della società, quale la ricerca di uno stile di vita da condividere, la ricerca dell’appartenenza ad un gruppo, la ricerca di valori e di socializzazione.
Il concetto di appartenenza ad un gruppo omogeneo di persone che condividano gli stessi fini e principi, morali ed economici, la ricerca e l’assunzione di valori condivisibili dai soggetti che compongono un gruppo, la ricerca di una crescita omogenea, che tenga conto delle esigenze personali di quanti compongono questo gruppo, questo stare insieme di persone sarà poi chiamato società.
Vivere in società significa far parte di determinati gruppi sociali, come la famiglia, gli amici, il partito, ecc.L’insieme dei vari gruppi forma appunto la società globale. Ogni gruppo umano ha una sua cultura, che, unita a quella degli altri gruppi, forma la cultura dell’intera società.
La cultura del gruppo comprende sia i modi con cui l’uomo provvede ai suoi bisogni, sia l’insieme dei costumi, delle conoscenze, delle arti, delle regole morali e giuridiche, che sono state acquisite dai membri del gruppo e che regolano i rapporti.Tali modelli culturali servono all’uomo per saper vivere in società.La cultura, quindi, rappresenta un patrimonio sociale, in particolare i valori sociali, vale a dire le concezioni di vita.
Anche l’ambiente naturale, è una causa di variabilità molto importante per la
cultura.Infatti, la consapevolezza dell’uomo del proprio essere nei confronti degli altri, fa sentire all’uomo la sua precarietà, la sua piccolezza, la sua insignificanza rispetto al mondo e a tutti gli altri esseri che compongono una società.Di qui il desiderio di appartenere ad un sistema di valori per dare significato e orientamento alla vita, per non apparire a se stesso un granello di polvere, per evitare tutti i dubbi che gli impedirebbero di agire e, quindi, di vivere.La società, ogni società, impone impegni morali e giuridici.
Le scuole sono sempre state motivo di vanto per la Città di cantù e devono continuare ad esserlo.Intere generazioni si sono formate culturalmente e professionalmente nei licei, alla scuola d’arte, nei collegi canturini, resta sempre valido pensare ad un sistema istruzione in grado di proporre alle future generazioni tangibili prospettive di crescita culturale, valorizzando anche l’identità canturina attraverso il recupero dei valori storico-sociali, culturali e spirituali del territorio.
Il patrimonio culturale è alla base del senso di appartenenza di una comunità e getta le basi per la costruzione dell’identità di un individuo e di un gruppo assegnando a quest’ultimo la propria identità culturale.L’identità è un insieme di valori condivisi all’interno della medesima comunità, ogni società è in prima istanza un nucleo di valori fondanti, un’idea condivisa e sentita propria e, solo in secondo luogo, un sistema collettivo organizzato, regolamentato ed istituzionalizzato.
La coscienza e la riscoperta delle proprie radici aiuta a non perdere la memoria poiché la perdita di quest’ultima porta con sé lo smarrimento dell’identità in quanto l’appannarsi di una è l’illanguidirsi dell’altra cui seguirà inevitabilmente l’erosione dello spirito di comunità su cui si basa l’intero processo storico dei rapporti tra generazioni.Ma identità e memoria hanno anche un ruolo decisivo nell’autostima con cui una comunità di destino sorregge e consolida il sua avanzamento.La cultura si pone pertanto a difesa della memoria e dell’identità con l’ambizioso progetto di recuperare le radici storiche per viverle, analizzarle e rielaborarle al fine di giungere ad un modello culturale, sociale e politico più aderente alle identità strutturali di comunità rispetto ad una globalizzazione ed a una pianificazione delle genti che i freddi propugnatori della “società perfetta” impongono senza soluzione di continuità nel tempo e nello spazio.
Che cosa rappresenta il crocifissoIl crocifisso rappresenta molte cose, esso è senza dubbio un simbolo religioso, il simbolo della religione storica del popolo italiano e della prima religione del mondo, il cristianesimo.E’ soprattutto, il crocifisso, espressione e segno di oltre 2000 anni di storia, di civiltà e di cultura.Il crocifisso è l’emblema di valori, morali e etici propri della nostra società, della nostra gente.
Viviamo la contrapposizione di vecchi schematismi di laicità della scuola, laicità indica un metodo, non dei contenuti.Questa obsoleta visione di una certa laicità contrappone chi continua a vedere nel fenomeno religioso o meglio nella nostra religione un ipocrita instrumentum regni, ciò finisce per opporre, di fatto, il laico al credente cattolico, con la presuntuosa visione mistica per cui il laico è per massima definizione persona ragionevole e tollerante mentre al contrario il cattolico è irragionevole od oscurantista.
Mi chiedo e vi chiedo se non si possa intravedere in questa contrapposizione l’esasperato odio per tutto ciò che attiene alla cultura occidentale, volendo ridurre con odio e violenza inaudita, il fenomeno religioso tradizionale della nostra cultura all’interno delle singole coscienze, ridurlo ad un’opzione, per il laicista, tollerabile fin tanto che non pretende di concretarsi in iniziative sociali o tanto meno politiche.Ma il vero senso di laico, quello che riesco a capire e a razionalizzare è quello che, riconosce con chiarezza tra l’ambito religioso e quello statale, quello che è disposto a riconoscere che chiunque possa portare un utile contributo alla vita sociale.
L’uguaglianza non può perciò essere confusa con l’omologazione o con l’annicchimento della propria identità.Non si può in nome di una scorretta e pericolosa interpretazione del principio di eguaglianza, impedire di esprimere la propria tradizione religiosa e i connessi valori culturali.
Nel contesto multietnico e multiculturale, una simile violenza, potrebbe facilmente trasformarsi in un fattore d’instabilità e, quindi di conflitto.La coesione sociale e la pace non possono essere raggiunte cancellando le peculiarità religiose di ogni popolo, finendo con il realizzare come avviene da un po’ di tempo anche nelle nostre scuole, una sorta di dittatura delle minoranze, che calpesta il diritto di tanti cittadini a veder rispettate le proprie tradizioni, usanze, i propri simboli religiosi e culturali.Ma se la maggioranza si automutila della propria cultura e della propria religione come può dialogare con le altre religioni, dialogare con le altre culture?Un eccesso di tolleranza, di irrazionale autoumiliazione, rischia di essere causa di eccessi di intolleranze.
L’art.2 comma 1 della legge di riforma della scuola laddove dice che “sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale, anche ispirata dalla Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale” mi vede condividere questi principi e farli miei.Questo non significherà che noi abbandoneremo i nostri giusti sforzi, con ogni grammo della nostra energia dobbiamo continuare a essere gelosi custodi delle nostre tradizioni e a non permettere che un eccessivo liberismo possa mettere a rischio le radici cristiane della nostra comunità.
Renato Meroni
01:05 Scritto da: giorgio_civico in opinioni, politica | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | Tag: comunità locali, scuola, crocefisso, tradizioni locali, cristianesimo | OKNOtizie |
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Commenti
ciao giorgio
post molto lungo ma ben articolato davvero, "La coscienza e la riscoperta delle proprie radici aiuta a non perdere la memoria poiché la perdita di quest’ultima porta con sé lo smarrimento dell’identità" è esattamente quello che pretendono i laicisti, "La coesione sociale e la pace non possono essere raggiunte cancellando le peculiarità religiose di ogni popolo, finendo con il realizzare come avviene da un po’ di tempo anche nelle nostre scuole, una sorta di dittatura delle minoranze, che calpesta il diritto di tanti cittadini a veder rispettate le proprie tradizioni, usanze, i propri simboli religiosi e culturali" credo che in queste due frasi stia un concetto assolutamente travisato da troppe persone
insisti in questo che adesso mi sento meno solo nel dire queste cose
Scritto da: ponyboy | 13/11/2007
Sia affermata la religione tradizionale di questo paese, non sono credente ma assolutamente rispettoso d'ogni credo, con le realta' scolastiche di questi tempi, e' necessario rispettare anche chi professa in modo diverso, senza alcuna castrazione da parte nostra.
Alcune risposte.
L'ultimo ragionamento che hai descritto, direi che e' presente ovunque il personaggio citato, per cio' che riguarda il delirio domenicale, ho postato stasera su come i giovani potrebbero contestare ma in maniera democratica.
I milionari in mutande nel far rotolare la palla, lasciamo che sia un gioco, a chi piace nonostante tutto, sia data la possibilita' di recarsi al giocattolino con tranquillita', l'unica via e' sbattere fuori per sempre le frangie ultras dalle curve, in Inghilterra ci sono riusciti.
Mi soddisfa la tua puntualizzazione sull'argomento autonomie, altrimenti potrebbero nascere derive molto pericolose.
Notte, Ivo.
Scritto da: ivo serentha | 13/11/2007
Vorrei rispondere a ivo serentha, quando parla di "castrazione". Da consigliere comunale presentai una mozione su questo tema, dopo che ad un Prete fu impedito di impartire la benedizione in occasione del Santo Natale, e vorrei riproporre uno stralcio del mio intervento di allora. Mi ricordo che da bambino aspettavamo con impazienza questo momento, vuoi per l'imminenza della festività, veramente sentita e con un valore morale oggi persosi fra l'opacità del consumismo e della frenesia dello stile di vita quottidiano, e per quell'immaginetta che rappresentava un dono fattoci dal nostro prete. Ci tengo a precisare che non sono per niente un "paolotto", ma certi valori li ho ancora nel cuore e li trasmetto anche ai miei figli, ancora.
Non è nel mio animo procedere a castrazioni o a umiliazioni, magari di chi è il più debole e indifeso, ritengo che simili comportamenti sarebbero da bollare come vigliacchi, ma nemmeno sono impaurito da una imperante prepotenza o finto pietismo di chi vuole amare il mondo. È impossibile amare tutto il mondo (la sindrome del missionario) Ci sono persone che sono convinte di amare tutto il mondo; non odiano nessuno e allora pensano di amare tutti. Un volontario che parte per terre lontane per aiutare chi soffre ha deciso di amare quei poveri; ovviamente non può continuare a sostenere che ama i suoi genitori e i suoi vecchi amici: per loro non fa più nulla e mantenerne il ricordo nel cuore non è certo amore. Rivoluzioniamo la visione di solidarietà. Il principio di tolleranza è certamente, in primo luogo, un valore a difesa delle minoranze; ma anche le minoranze debbono prendere serenamente atto dei modi di essere, di sentire, di esprimersi della maggioranza. E rispettarli. E’ necessario esigere che il riconoscimento dei diritti dei nuovi cittadini trovi rispondenza, da parte loro, nel puntuale rispetto dei doveri verso la nazione che li accoglie.
La coesione sociale e la pace non possono essere raggiunte obbligandoci a cancellare le peculiarità religiose del nostro popolo, finendo con il realizzare come avviene da un po’ di tempo anche nelle nostre scuole, una sorta di dittatura delle minoranze, che calpesta il diritto di tanti cittadini a veder rispettate le proprie tradizioni, usanze, i propri simboli religiosi e culturali.
Renato
Scritto da: Renato Meroni | 14/11/2007
buon giorno giorgio
Scritto da: ponyboy | 14/11/2007
La mia risposta su Guantanamo.
In una cosiddetta democrazia portata sul palmo della mano, direi che sono stridenti queste immagini con regole in pdf sulla "cura" dei carcerati!!!
Ma su certi campi l'ignoranza, nonostante la mediatizzazione impera.
Buon lavoro, momenti particolarmente impegnativi sono ricorrenti.
Ciao, Ivo.
Scritto da: ivo serentha | 14/11/2007
Ciao Giorgio,
grazie dei saluti, ricambio.
Sono stato assorbito completamente dallo stage in questi giorni quindi non ho scritto sul blog, provvederò al più presto.
Per quanto riguarda il post lo sai come la penso su certe questioni quindi non mi ripeto, si rischia di diventare noiosi.
Condivido la parte dedicata alla difesa delle radici cristiane e della condivisione dei valori nella comunità, meno quella che vuole equiparare il laico come il portatore della ragione assoluta,
ciao,
doc
Scritto da: DottorGhini | 15/11/2007
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