3 D

3 D.jpgNon capita spesso che io veda la TV, se non qualche TG ed il calcio, pallino fisso della patologia di mio figlio; ma ultimamente sono rimasto impressionato da un servizio laddove si mostrava del cibo futuro che nelle intenzione dovrebbe venir trasmesso, scorporato ed in 3D, agli astronauti che si immoleranno verso Marte. Quanto visto mi ha riportato alla mente un articolo (firmato Giovanni Sartori) letto recentemente. All’interno dell’articolo una frase sibillina firmata Jaggi Vasudev: “Se non vedi le cose negative del mondo che ti circonda vivi in un paradiso per idioti”.

 

In quell’occasione il giornalista ricordava i vari passaggi economico/culturali  degli ultimi secoli, partendo dall’economia prettamente agricola (ma anche artigiana e di piccolo commercio) dell’ottocento, laddove la cultura voleva che tutti (o quasi) potessero mangiare, per passare attraverso i telai della prima rivoluzione industriale, la catena di montaggio “fordistica” e l’avvento del computer e delle società di servizi per arrivare alla prossima, probabile, rivoluzione industriale targata 3D,  il tutto rimarcando i danni della globalizzazione.

Concludeva Sartori in quel caso con l’auspicio della soppressione del “dottorato generale” e la speranza dell’affioro di istituti tecnici e scuole di specializzazione collegati alla «economia verde», (e come faccio a non sostenerlo), al ritorno alla terra, e anche alla piccola economia delle piccole cose, non per semplice nostalgia ma nell’indicare una via di lotta alla disoccupazione ed (lo aggiungo io) allo sperpero di energie umane.

Torniamo indietro però di qualche riga, al barrato che associa economia e cultura, prendendo qualche spunto anche da un pensiero di Francesco Lamendola.

A causa del meccanismo del consumismo l’uomo massificato è vittima dell’invidia sociale e cerca di affermare il proprio io creandosi nuovi bisogni, bisogni ogni ora sempre più artificiali, che portano ad identificare il proprio io attraverso un distorto senso del possedere «Possiedo, dunque sono; consumo, dunque esisto», tanto che gli oggetti (a volte anche i più futili) si trasformano  in icone irrinunciabili di benessere e di promozione sociale, simboli di un’effimera felicità.

Oggi conosciamo persone che si indebitano o rischiano il proprio capitale davanti ad una slot-machine in nome di un’automobile o un telefonino, un computer o un vestito firmato.

Il dramma sottolineato però si racchiude in una semplice constatazione: tutti inseguono, più o meno, gli stessi status symbol e quindi alla fine rimangono al livello di ciascun altro, malgrado si tenti di gratificare il proprio ego facendo

sentire gli altri qualche cosa di meno importante. Alle volte quanto si acquista (o conquista) magari nemmeno risponde realmente ai propri gusti ma lo si ritiene migliore di quanto fanno ed hanno gli altri, non farlo sarebbe riconoscere che non c’è nessuna differenza, che le nostre ambizioni devo accontentarsi di puntare agli stessi obiettivi di chiunque altro.

Quest’ultima conclusione non sarebbe di per se stessa sbagliata, sbagliato è l’obbiettivo, la scelta del primato.

Il giusto obbiettivo, ed è raggiungibile, starebbe  nel riscoprire l’essere, voltare le spalle all’apparire, smascherando il ricatto dell’avere.

Chi ragiona al di fuori della massa sa benissimo che non è essenziale lo “sfarzo sociale”, conosce la differenza fra ciò che è necessario per vivere e ciò che è superfluo, fra un bisogno naturale e un bisogno artificiale.

Chi ragiona al di fuori della massa sa di essere; pertanto, si sottrae senza sforzo al ricatto del consumismo, emerge naturalmente in virtù dell’essere e non dell’avere o dell’apparire.

Chi ragiona al di fuori della massa oggi è visto come un nemico dall’uomo massificato, perché mostrandogli che si può vivere d’altro, gli corrode le fondamenta, eppure, ne sono certo, complice magari anche il declino del consumismo ed una naturale logorazione dovuta ad una corsa verso il “successo”  che in realtà arriva raramente, prima o poi tutti cambieremo rotta.

Rifiutiamo il ricatto sociale, cerchiamo di realizzarci nell’essere, anziché nell’avere…

 

Giorgio Bargna

 

 

3 Dultima modifica: 2013-08-07T21:45:05+00:00da giorgio_civico
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento