Riconversione localista

albero con radici.jpgHo scritto più volte sul tema, su come lo scenario politico/socioeconomico attuale, fondato su un consumismo (iperproduttivo) di marchio globalizzatore e sull’annientamento della comunità, tramite l’uomo tramutato in individuo, ci stia annientando.

Ho scritto più volte di come si debba ripartire dal “Locale” quale arma sia ecologica, che di rilancio culturale e tradizionale; l’esperienza accumulata in milioni di anni non è poca cosa.

Nel Locale troviamo quello spazio naturale in cui l’individuo, reso tale dal modernismo e dal liberismo, torna ad essere un tassello organizzativo, torna a sentire in se stesso lo status di appartenenza, torna a sentirsi responsabile del proprio territorio; in questo “terreno fecondo” possono crescere la vera democrazia partecipativa, il vero federalismo, il commercio sostenibile e l’abbattimento del consumo energetico.

Non isolamento, però, attenzione, la sfida di questo millennio è costruire un Locale che sappia relazionarsi, federarsi e confrontarsi verso il resto della comunità, vicina, ma anche mondiale … dunque basi solide e apertura verso l’esterno, purchè “virtuosa”. 

Approfondiamo però per qualche istante su alcuni possibili percorsi.

Occorre sicuramente  ri-localizzare quelle risorse che risultano fondamentali alla comunita’; potremmo mettere nella scaletta ad esempio cibo, energia, edilizia, sanita’, oggetti  ad uso essenziale.

Ogni buon amministratore locale dovrebbe riuscire, innanzitutto, ad analizzare le ricchezze della propria comunita’ e costruire un piano di trasformazione che miri al massimo dell’autonomia, intesa nel significato completo del termine. Vi sono esempi pratici disseminati, se pur non ancora molto diffusi, sul pianeta.

Si può puntare tranquillamente allo sviluppo di orti (privati, ma anche no), classici o anche pensili (sui balconi, ma anche in casa, l’agricoltura idroponica ad esempio può aiutare), alla piantumazione di alberi fruttiferi nei parchi pubblici e nei viali, allo sviluppo, magari, di fattorie collettive.

Con la stessa fantasia (e lo stesso coraggio, va detto) si possono stimolare anche gli artigiani e le piccole imprese nel produrre in prospettiva al consumo locale e non di quello esportativo. I manufatti che passano direttamente dal produttore al consumatore si ritrovano ad essere sgravati dei costi dei sistemi di distribuzione, inoltre un trasporto a breve raggio permette di abbattere una delle cause dell’inquinamento.

Chi amministra un ente locale spesso si ritrova in difficoltà quando cercando di adempiere ad un proprio compito cerca soluzioni di rilancio economico e produttivo. La cosa vista con  superficialità appare spesso arida di soluzioni, ma esistono visioni più profonde e coraggiose.

Possiamo pesare la ricchezza della comunita’, se la vogliamo intendere veramente per tale, anche tramite la capacità di autoprodurre quanto poi viene acquistato ed usufruito sul territorio, sia come servizi, che come consumo generico.

Possiamo su questo tema aiutare sia chi produce che chi consuma; ad esempio l’acquisto consociativo di cibo e beni essenziali si traduce in risparmio.

La  creazione di una rete di produzione locale efficiente e che porti realmente ad un servizio valido, ad un abbattimento dei costi ed una certa sostenibilità consente di proporre di investimenti localmente.

Cittadini ed imprese spesso e volentieri investono i propri risparmi o gli utili in titoli di stato o in svariati fondi di investimento; occorre invece dirottarli verso un investimento locale, economicamente anche più sicuro e controllabile.

Aldilà dell’investimento su un edilizia cooperativa e solidale i nostri amministratori possono puntare anche verso lo sviluppo di una rete di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che renda autosufficiente il territorio.

Potrebbero (in parte, in realtà, in alcuni casi, si fa già) investire e far investire aziende e consumatori indicando la via di un perfezionamento energetico degli edifici tramite azioni quali l’ isolamento dei tetti, tripli vetri, muri coibentati.

Non va sottovalutato neppure l’aspetto monetario locale. Se ben intesa e sviluppata la moneta locale crea un meccanismo di doppio prezzo, spendendo denaro locale (che viene così reinserito in circolo) hai uno sconto sulle merci. Se ben intesa la moneta locale significa anche ciò che molti definiscono  “banche del tempo” (per me si tratta essenzialmente di baratto). Questo meccanismo crea economia e moneta virtuale, col tuo lavoro prestato acquisti un servizio, un interscambio di servizi ben veicolato consente di maturare il servizio acquisito  tramite una terza persona, che poi si rivolgerà ad una quarta e via proseguendo … in tempi di vacche magre non è male, e forse un tempo funzionava così automaticamente.

In questi momenti di crisi economica il nostro amministratore deve avere la lungimiranza di intervenire su quello che gli è concesso. Se magari non può permettersi di modificare un economia globale in toto, cerca di viverne ai margini e creare contromosse.

Giorgio Bargna

Riconversione localistaultima modifica: 2013-05-17T21:09:42+00:00da giorgio_civico
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Un pensiero su “Riconversione localista

  1. Ciao Giorgio. In genere, da tempo mi limito a leggerti. Oggi ho recuperato con gli ultimi 4 post, uno più interessante dell’altro e tutti, più o meno, vertono sullo stesso argomento. E’ inutile, credo, manifestare consenso visto che, in genere, ci siamo trovati sempre d’accordo. Queste idee devono solo essere diffuse il più possibile, perché credo che solo cambiando profondamente i nostri comportamenti riusciremo a salvarci da questo sistema che, sempre più, ci svuota le nostre tasche ma soprattutto la nostra vita di ogni significato.

    Ti lascio un saluto, visto che ultimamente non c’è tempo manco per quello! Ciao.

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