Scuola

scuola omologatrice.jpgNell’ultimo periodo sono incappato in due occasioni sul tema scuola. La prima occasione un post di un’amica su fb, che dava dei dettami sulla scuola futura, la seconda un articolo giuntomi tramite la newsletter di Arianna Editrice. Pur non essendo certo un esperto del “settore” ho le mie idee in merito; condivido con voi il commento lasciato all’amica e poi cerco di dipanarmi in un ragionamento generale e senza pretese sul tema.  All’amica ho risposto grossomodo così: “La scuola, pubblica o privata che sia, deve insegnare soprattutto a leggere, scrivere ed a tenere di conto, quando vuole insegnare un etica è già diventata una dottrina dogmatica. Ogni genitore poi insegnerà ai propri figli ciò che ritiene più opportuno”. 

 

L’autore dell’articolo invece si domanda, tra l’altre cose, se ha veramente senso oggigiorno mandare un figlio a scuola?

Pubblicai qualche anno fa un post in merito, un po’ estremista, ma contenente delle verità; lui, leggetelo, esprime la propria opinione, intelligente.

Ripartendo dall’idea che la scuola debba di base insegnare a leggere, scrivere e far di conto sono anche convinto che non debba andare molto oltre a questo. Credo che il sistema scuola non debba insegnare dogmi politici e/o filosofici di stampo “internazionale” e che debba essere gestita a livello locale, insegnando, oltre a quanto citato, anche l’esperienza di una comunità locale, la propria storia, le proprie tradizioni ed arti. Il bambino, da uomo, possibilmente, non deve essere un “rincoglionito precostituito” ma una persona che sa come autogestirsi, situazione che nella mia generazione è stata abolita.

Quando io ero un bambino, dalle mie parti, molti si costruivano da soli (o comunque sempre collaborando ai lavori la sera o durante i week end) la casa, oggi siamo tutti schiavi dei mutui, abituati anche dall’istruzione a credere che lavorare per pagare sia meglio di “lavorare in proprio” nella costruzione di un propria azione di cui andare orgogliosi e di cui sentirsi appagati.

Va detto anche che negli anni a causa di una gestione dell’istruzione scellerata, da parte della classe politica dirigente, magari anche della mancanza di gratificazione verso gli insegnanti ed a causa dell’attuale sistema di vita la scuola si sia trasformata in un parcheggio da cui si esce con scarse speranze di avere un futuro lavorativo.

Mi piace lasciarvi con il finale dell’articolo, veramente sagace e condivisibile: “Ma forse, come osservavo all’inizio, non tutto il “male” viene per nuocere. A pieno regime, l’informatizzazione dei libri di testo dovrebbe far sparire l’odiato cartaceo entro pochi anni, così come tutto il denaro, sempre per i soliti stregoni, dovrebbe finire in versione elettronica, facendo sentire onnipotenti le banche e i loro privatissimi padroni. Tutto, insomma, secondo la piega che questa umanità ha scelto di prendere, si smaterializzerà, finendo in un computer, sotto il vigile controllo di qualche ‘autorità’ che lavora per renderci la vita ‘migliore’… Ma al colmo di questa parodia di vita, quando l’oppressione, l’angoscia e il non senso avranno raggiunto il massimo grado sopportabile, ecco che, d’improvviso, l’energia elettrica potrebbe non esserci più, con tanti saluti ai libri e al denaro elettronico, anzi, ai libri e al denaro tout court. E l’umanità potrà quindi tornare a vivere senza il fardello di una “istruzione”, di una “cultura” inutile ed insensata, libera anche dalla schiavitù del denaro, per ricominciare in un “nuovo inizio”.

Giorgio Bargna

Scuolaultima modifica: 2013-04-06T21:37:00+00:00da giorgio_civico
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