Le emozioni dell’autismo

rain man.jpgParliamo un po’ a ruota libera delle situazioni che affrontano le famiglie che “vivono” l’Autismo; cominciamo con una affermazione molto chiara: nessuno sarà mai pronto ad accettare una diagnosi di autismo con serenità, per alcuni semplici motivi e cioè o non si sa di cosa si sta parlando e lo spavento prende il soppravvento oppure lo si sa e questo è qualcosa di non allettante. In seguito si vivranno emozioni di ogni genere, alla fine però prevale l’amore, un amore a volte pieno di rabbia, a volte di dolore, soprattutto pensando, ad esempio, di aver sognato di tirare due calci ad un pallone al parco con vostro figlio e sapere che difficilmente lo farete.

Nell’immediato post diagnosi è normale sentirsi storditi e confusi, non essere disposti ad accettarla, metterla in discussione e cercare un altro medico che la ribalti, ma già sappiamo in cuor nostro che è la verità e che combatteremo per i nostri figli.

Spesso all’inizio del percorso, ma anche a marcia avviata, vi sono mille volte che ci si sente tristi, niente di più positivo se ci si lascia andare ad uno sfogo, qualche lacrima aiuta a sfogarsi, mai trattenerla, dopo di esse ci accorgiamo di essere un pochino cresciuti.

Con l’andare del tempo, si vive, a sprazzi, un emozione meno bella, la rabbia, spesso uno sfogo, errato, rivolto a chi ti circonda, ma è normale, nel tuo subconscio cerchi la solidarietà di chi vorresti ti dicesse che tutto questo non è giusto.

Chiunque viva l’autismo passerà attraverso il rifiuto, fa parte del percorso, così come la rabbia, succede e basta, è un modo di far fronte, l’importante è non perdere la giusta focalizzazione della situazione, non allontanare da noi quanti lavorano per il futuro dei nostri figli, quanti li amano e li apprezzano per quello che sanno donare.

Occorre non farsi colpa delle proprie sensazioni, delle proprie emozioni, occorre tempo per capire e plasmarsi al disturbo del bambino e l’impatto che ha su di voi e la nostra famiglia, in contraltare ad ogni step di miglioramento si godono anche gioia e speranza.

Una grande emozione è, e sarà, ogni step di miglioramento, un toccasana per le nostre energie, per la nostra mente, un toccasana che occorre necessariamente, poiché siamo noi la migliore ricetta per i nostri figli ed abbiamo la necessità di rigenerarci obbligatoriamente, di “mantenerci in forma” per assisterli ad ogni loro passo. Spesso si sbaglia la stima delle proprie risorse, sopravvalutandole, non cediamo poi, quando si tracolla, la nostra famiglia ha bisogno dell’apporto di tutti/e.

Ora,presi  da un post, ma leggermente modificati, ecco alcuni suggerimenti pubblicati da parte di genitori che hanno vissuto quanto di cui stiamo parlando:

Andare avanti. Vedere che vostro figlio ha iniziato un trattamento sarà un grosso aiuto, soprattutto quando vedrete i primi frutti, sarete anche voi i protagonisti, più primari che mai se la maggior parte dei frutti matureranno nelle vostre quattro mura o in un percorso che vi vede protagonisti, questo sarà un modo per migliorare anche voi stessi

Chiedete aiuto. Chiedere aiuto può essere molto difficile, soprattutto all’inizio, ma non esitate a usare qualsiasi supporto è a vostra disposizione. Le persone intorno a voi potrebbero volervi aiutare, ma non sanno come porsi, indirizzateli ad interagire ed ad aiutarvi. C’è qualcuno che può prendere i vostri bambini altri da qualche parte per un pomeriggio? Avere del tempo libero non è un peccato, è anzi un toccasana e consentirà ad altri di capire una situazione difficile da spiegare.

Parlare con qualcuno. Tutti hanno bisogno di qualcuno con cui parlare, figuriamoci chi “vive” questa situazione. Che qualcuno sappia cosa stai passando e come ti senti è un aiuto notevole. Qualcuno che ascolta può essere una grande fonte di forza.

Io non ho mai provato questa esperienza, ma credo realmente che frequentare un  “gruppo di sostegno” sia utile per ascoltare o parlare con persone che sono state o stanno attraversando un’esperienza simile, un grande interscambio di informazioni ed esperienze, di solidarietà e di amicizia.

Concludo invitando chi “vive” da poco il problema ad imparare ad apprezzare le piccole vittorie raggiunte dal proprio bimbo, “restando sul pezzo” senza paragonarlo ad un bambino con sviluppo tipico.

Lasciate da parte paure e vergogne e prendete piglio parlando apertamente di autismo, spiegate a tutti cos’è, com’è … vi servirà sia per sfogarvi che per costruire una società più pronta.

Il mondo va cambiato, soprattutto, anzi unicamente, a favore dei vostri figli.

Giorgio Bargna

Le emozioni dell’autismoultima modifica: 2012-10-07T01:09:50+00:00da giorgio_civico
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Un pensiero su “Le emozioni dell’autismo

  1. Caro amico Giorgio, è tempo, ormai, di riprendere a leggerci! Il periodo passato in silenzio, ha avuto inizio con la malattia che ha colpito la mia adorata Caterina! da un anno e tre mesi mi ha lasciato ed ancora piango per la sua mancanza!
    Questa sera, che come tante altre, passo in solitudine e riflessioni, utilizzando la tv per distrarmi, per non fossilizzarmi, data anche l’ età non più giovane, ho ricominciato a visitare i miei blog preferiti e così, sono “stato” da Anna Gengaro e Nadia Consani.
    Il tuo, “dulcis in fundo”, mi lascia un po’ perplesso: in questo post parli di autismo, che se ho mal capito, spero, avrebbe colpito la tua progenie!
    Assicurami del fatto, che se è vero, ti invito a considerare l’ autismo non come una patologia tremenda, ma come uno stato differente della realtà!
    Non è vero che l’ A. è una gravissima afflizione, certo non è una cosa gradevole, ma deve essere raccolta come una sfida contro le avversità della vita.
    Io sono stato sempre convinto che l’ A. è vissuto dai soggeti autistici come una diversa sorta di realtà nella quale vivono una serenità che noi dobbiamo accettare con amore e disponibilità d’animo, diversi da quelli che daremmo a bambini non autistici.
    Presto scriverò un diario retrogrado con notizie del periodo passato.
    Attendo notizie e ti saluto caramente
    cesare nicolicchia da Palermo

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