09/02/2010
Sostituto d'imposta
Come accennato nella presentazione del post "Il potere di tutti (2)", parliamo oggi di una prima forma di disobbedienza civile. Prendiamo spunto, per parlare di qualcosa di cui "predico" con i conoscenti da tempo, della faccenda riguardante Giorgio Fidenato; l'imprenditore friulano che si rifiuta di fungere da sostituto d'imposta. Fidenato, avvisando preventivamente l' agenzia, preposta, del Lavoro, dal primo gennaio 2009 versa ai propri dipendenti lo stipendio 'lordo', senza le trattenute di legge (contributi Inps, Irpef ordinaria, addizionale regionale, addizionale comunale). Nei giorni scorsi un Giudice del Tribunale di Pordenone ha rinviato al primo aprile l'udienza per l'eccezione di costituzionalita' sollevata dall' imprenditore di Pordenone. Ora il concetto è che pagare le tasse è giusto, ma in cambio devi ricevere altrettanto, cosa che secondo me oggi non avviene, cosa che però, secondo me, sfugge ancora ai più...o perlomeno i più, non vedendosi sfilare direttamente dalle mani il denaro, non riescono ancora ad incazzarsi adeguatamenete. Se tutti i cittadini invece versassero personalmente quanto dovuto al Fisco avrebbero modo di capire meglio quanto esso sia esoso. Inoltre se tutti i contribuenti fossero messi nella condizione di versare personalmente quanto dovuto allo Stato, secondo me, si concretizzerebbe una spinta dal basso per una riforma del sistema...magari un nuovo sistema di regole, eque per tutti, semplici, tali da non dover ricorrere ad un commercialista come invece è oggi. La responsabilità di calcolo assoluta, inoltre andrebbe spinta (mio pensiero) verso l’agenzia delle entrate, per i contribuenti siano essi dipendenti oppure autonomi, dovrebbe calcolare lei quanto pagare in base al reddito conosciuto e trasmesso on-line dai datori di lavoro o direttamente da un lavoratore autonomo; questo servizio dovrebbe, inoltre, essere gratuito, a carico degli apparati statali o locali...del resto vi sembra giusto che un pensionato, oppure un dipendente, con un reddito intorno ai 1000 euro (quando li ha) debba pagare pure un CAAF oppure un consulente per detrarre qualche spesa sanitaria oppure qualche lavoro di manutenzione per la sua casa?
Quella di cui parlo non è certo una novità, ma bensì una vecchia battaglia civile già portata avanti nel tempo dai radicali ed in tempi più recenti (fine anni 90) dalla L.I.F.E (Liberi ImprenditoriFederalisti Europei).
Il senso pratico della cosa è ben chiaro: se i lavoratori dipendenti vedessero con i propri occhi quanto il Fisco italiano “succhia” dal loro reddito (cosa che gli autonomi sanno benissimo) forse si incazzerebbero anche loro e smetterebbero, una volta per tutte, la stupida rivalità lavoratori-autonomi / lavoratori-dipendenti, in realtà “il nemico” è lo Stato ingordo e sprecone....il tutto, ovviamente al netto degli evasori, contro i quali già ora tocca, comunque, alle istituzioni la battaglia.
Continueremo su questo tema prossimamente, Giorgio Bargna.
02:06
Scritto da : giorgio_civico
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07/02/2010
Padania, terra di smog e di tumori
Di sicuro i problemi dell'inquinamento e dello smog non sono del tutto imputabili alle auto, esistono ancora nel nostro paese palazzi riscaldati in maniera obsoleta (qualcuno mi ha segnalato che un nostro ospedale a Como produca il proprio calore usando ancora caldaie ad olio) che forse sono la causa principale ma di certo un minor traffico ed una vita più "tranquilla" e regolata aiuterebbero a risolvere i problema.Condivido il pensiero finale, l'ecologismo non sta nelle bandiere politiche, ma nel buonsenso. Buona lettura, Giorgio.
Padania terra di smog e tumori di Maurizio Di Gregorio
Tratto da: http://www.gruppocinqueterre.it/node/167
A Milano e in tutta la Padania, ma non solo, (anche in altre città come Napoli) le emissioni di smog e polveri sottili superano e di molto, da tanti giorni le soglie massime consentite dalla comunità europea. In aumento le malattie da inquinamento, la mortalità infantile ed i tumori. Gli scienziati discutono se la padania sia la quinta o l'ottava zona più inquinata del mondo.
Accanto alle stupidaggini propalate ogni giorno da destra e sinistra i cittadini continuano ad ammalarsi: oltre 20 vittime al giorno denunciano i Verdi di Bonelli che presenteranno un esposto alla magistratura in tutte le città, ma i
politici della casta di esposti e procedimenti in corso sono già pieni e ben abituati...
In un articolo chiaro e completo di Antonio Cianciullo del 29 gennaio sono sintetizzati in modo efficace sia il flop, sostanziale e senza appello, delle politiche anti-auto sia lo strangolamento delle città italiane, soffocate da una morsa di traffico:
"Nel 1991 in Italia eravamo a 501 automobili per ogni 1.000 abitanti. Lo smog era già un problema molto grave e gli urbanisti avevano avvertito: macchine più pulite non bastano, bisogna rilanciare il trasporto pubblico. Mentre grandi città del centro Europa (da Zurigo a Stoccolma, da Friburgo a Copenaghen) seguivano questi suggerimenti e allentavano la morsa degli ingorghi, nei nostri centri urbani il nodo del traffico continuava a stringersi. Nel 2006 siamo arrivati a 598 macchine ogni 1.000 abitanti. Peggio di noi solo Stati Uniti (760), Lussemburgo (659), Malesia (640) e Australia (610). La media dei 27 Paesi dell'Unione si attesta a quota 463. Non va meglio nelle città. A New York ci sono 20 macchine ogni 100 abitanti, a Copenaghen 27, a Madrid 32, a Berlino 35, a Londra 36, a Los
Angeles 57, a Milano 63, a Roma 76. È una bulimia di possesso che paghiamo cara anche in termini di spazio oltre che di salute."
Il fatto è che L'Italia sta vivendo da ormai trenta anni un costante declino ed ha una popolazione ipnotizzata dalle scemenze della classe politica, destra, sinistra e lega padana compresa, che a tutto pensano tranne che ad una cosa
urgente e necessaria come difendere la popolazione dalla malattie e dal malvivere dei centri urbani italiani. Essi dovrebbero essere denunciati per tentato genocidio e considerati per quello che sono: degli sciocchi ed
irresponsabili complici di assassinio.
Non sembrino parole dure buttate a caso, l'incoscienza (e la falsa coscienza) portano direttamente ai delitti. Edmund Burke, in una frase diventata ormai famosa ci ricorda che per far vincere il male occorre solo che i buoni si astengano dall'azione. Mentre tutto questo avviene partiti, governo e sindacati non trovano di meglio che dare incentivi per l'acquisto di nuove auto: forza italioti dai su fatevi male da soli ! Beppe Grillo riporta nel suo blog che si è ammalata di leucemia anche la figlia di un consigliere comunale del PDL, Barbara Ciabò, anche lei, come donna e come madre (alla quale non possiamo che augurare la guarigione della figlia) non potrà non porsi un problema di coscienza: se cioè stava agendo dalla parte giusta, quella che favorisce lo sviluppo ed ha cura della vita, od era anche lei intossicata, come altri milioni, delle solite balle di affermazione, successo, denaro e carriera e nel frattempo viveva e faceva
vivere i suoi figli e gli altri cittadini ( e lei stessa) in un ambiente malsano ed avvelenato .............etc etc.
Noi pensiamo che un intero modo di vivere, troppo legato al consumismo ed al materialismo, deve essere messo in discussione e sotto accusa. Se non si passa attraverso un presa di coscienza ecologista e non si afferma uno stile di vita sobrio e sano, rispettoso dell'ambiente e di noi stessi nessun altro valore sarà salvato, ecco perchè non ci stanchiamo di ripetere che l'ecologismo è oltre le destre e le sinistre e tutto il resto sono balle.
23:50
Scritto da : giorgio_civico
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05/02/2010
Il potere di tutti (2)
Pubblico oggi la seconda parte di un testo tratto da: http://www.aldocapitini.it/scritti/base5.htm
Pur non essendo completamente convinto di tutto quanto scritto qui sulle azioni non violente, non sono contrario a priori, ma considero utopistico (ad esempio) un mondo senza eserciti, trovo qui molti spunti interessanti sia su una rivoluzione pacifica che sulla democrazia diretta e partecipata. Nei prossimi post probabilmente parleremo anche di proteste civiche ed azioni non violente.Buona lettura, Giorgio.
Il centro sociale, al contrario, non è esclusivo, non discrimina, non si rivolge solo ai suoi, ma si interessa a tutti, il suo orizzonte è la compresenza.
In un mondo in cui si estendono imperi e controimperi, abusando dei poteri ricevuti o presi ai cittadini, vedo nei Centri aperti la ripresa del potere, il preannuncio di un decentramento che restituisce valore ai rapporti tra persona e persona, ai controlli continui dal basso, al ritmo stesso della vita liberato dall'imprigionamento nelle supercittà. I Centri sono la forma istituzionale della nuova vita religiosa e sociale. (ibidem)
Il potere dei centri sociali inizialmente sarà solo consultivo e di controllo sugli atti amministrativi.
Ma nello sviluppo dell'omnicrazia, immaginata da Capitini, essi acquisteranno sempre più, secondo la dinamica nonviolenta delle due fasi del potere, una capacità di progettazione e di governo.
Così avverrà il passaggio dalla iniziale funzione di critica e di controllo, al potere di realizzare progetti che saranno accettati non per il ricorso alla coercizione, ma in virtù del loro riferimento all'interesse di tutti.
La riforma proposta da Capitini va nella direzione contraria di quanti, pragmatici e tecnocrati, in nome dell'efficientismo e della governabilità propongono soluzioni autoritarie, come è stato in Francia con l'introduzione della repubblica presidenziale in cui la democrazia è ridotta alla funzione di vertice
Non si tratta di svilire i poteri del Parlamento a vantaggio del decisionismo di un Presidente, quanto di integrare il sistema parlamentare, e sostanzialmente ridurlo, con la moltiplicazione delle assemblee permanenti o periodiche, degli Enti periferici e dei Centri Sociali.
Quella che Capitini, insomma, propone è una riforma delle istituzioni dal basso e non dall'alto. E’ questa la discriminante di grande attualità.
Il Parlamento in sé assolve a un ruolo democratico importante, e Capitini non è tra quelli che vuole denigrarlo, ben memore di cosa è stata l'Italia privata del Parlamento.
Ma l'integrazione dal basso è essenziale per evitare alle assemblee elettive nuove chiusure centralistiche e partitocratiche.
Il Parlamento, che è dal basso per la sua derivazione dalla elezione, rischia tuttavia di diventare "dall'alto" cioè dalla capitale, da un cerchio di conoscenze speciali e di interessi riservati a pochi. Bisogna che siano tanti gli Enti locali deliberanti in assemblea, da costituire il necessario contrappeso e correttivo. E poiché anche al livello di enti locali può ripetersi l'indurimento delle posizioni "dall'alto", è necessario costituire centri sociali, periodici ed aperti, nei quali si dibattano tutti i problemi a cominciare da quelli amministrativi. Non importa che i centri sociali siano inizialmente soltanto consultivi, perché la pressione che essi possono esercitare sui nuclei deliberativi è sempre possibile, se non altro manovrando il consenso e il dissenso secondo le tecniche della nonviolenza. (ibidem)
L’adunanza dei cittadini è il momento fondamentale della vita dei centri sociali.
Per Capitini l’assemblea è quella che più di ogni altra cosa somiglia alla realtà di tutti. Essa ha, perciò, qualcosa di sacro, di commovente, è una molteplicità che porta in sé l'unità, e perciò è il primum, la presenza del potere.
Sull'assemblea passa il soffio della compresenza, quella convocata dal "Discorso della montagna", l'assemblea degli esclusi, degli innocenti, dei nonviolenti.
Il rapportarsi alla compresenza è essenziale per chi partecipa all'assemblea. Un’assemblea non è infallibile, potrebbe sbagliare, fors'anche degenerare nel caos, nell'inconcludenza, nella sopraffazione.
Perciò il costante richiamo alla compresenza disciplina ed eleva.
Quando l'assemblea non funziona secondo lo spirito della compresenza, presto decade, sostituita da un gruppo di furbi e di violenti.
Perché l'esigenza della compresenza prevalga su quella del potere è necessario, allora, che in ogni assemblea agisca un gruppo o anche solo una persona persuasa della nonviolenza, che avrà la pazienza e la costanza di richiamare l'assemblea al suo fine che è la realtà di tutti.
Chi denigra l'assemblea per la sua incompetenza e inefficienza non avverte che essa è un fine oltre che un mezzo, una soddisfazione e un sacrificio valido in se stesso.
Noi, scrive Capitini, amiamo l'assemblea come una parte visibile della compresenza.
I rivoluzionari contro il tiranno non debbono "imitare" il tiranno, semplicemente sostituendo la persona, ma mutare tutto il sistema. E se noi mettiamo al centro della trasformazione sociale l'assemblea, non vogliamo principalmente che essa serva, cioè dia risultati migliori dell'opera di un funzionario fornito di pieni poteri. Non per utilità, non per una efficienza maggiore, si sceglie l'assemblea, ma per un valore in sé, perché è una parte viva della compresenza. E perciò se ne accettano gli eventuali inconvenienti, o svantaggi o disutilità. Ma può anche darsi che si accresca inaspettatamente l'efficienza, e l'assemblea renda più concreta, più pulita, più aderente l'amministrazione o gestione; cioè che si realizzi il Vangelo: Cercate il regno dei Cieli, il resto vi sarà dato per sovrappiù. (ibidem)
La rivoluzione omnicratica di Capitini mira al deperimento dello Stato. Il rifiuto assoluto dell'esercito e della guerra è il punto di partenza, la svolta, la condizione assoluta di una nuova impostazione dei potere.
La macchina militare-burocratica non deve essere trasferita da una mano all'altra, né adattata e rafforzata alle nuove esigenze (come è accaduto nei regimi comunisti), ma deve essere interamente demolita.
Abolito l'esercito, i cittadini si addestreranno all'uso delle tecniche nonviolente per le eventuali necessità della difesa.
La struttura onnipotente dei funzionari e dei tecnici andrà dapprima sottoposta al controllo dei cittadini, e poi sostituita con la partecipazione di tutti, attraverso la rotazione degli incarichi e forme crescenti di autogoverno. Rispetto alle cariche elettive, si penserà a ridurne la durata e ad ammettere il diritto di revoca, quando dal basso si ritenga errato l'uso del potere.
Il piano di lotta permanente alla burocrazia è da estendere a tutti gli organismi della civiltà civile: nella Chiesa, nel sindacato, nella scuola, nelle imprese, introducendo ovunque la convocazione periodica dell'assemblea, portando ovunque il soffio dell'apertura nonviolenta.
E allora la Religione perderà ogni carattere autoritario a favore di centri profetici, promotori di nuova vita religiosa; il sindacato uscirà dal corporativismo salariale per porre il problema della dignità del lavoro, dei programmi di produzione e di sviluppo, avendo al centro l'interesse per tutta la società, anche per chi non è occupato; nelle scuole e nella università il potere degli studenti chiederà un sapere critico, un nuovo orientamento della scienza, non più al servizio della guerra, ma della vita; nell'impresa lo strapotere della proprietà sarà sostituito dai consigli di gestione, liberamente eletti da tutti i lavoratori nella prospettiva della socializzazione; infine negli ospedali, nei manicomi, nelle carceri l'assemblea degli ammalati, dei folli, dei carcerati metterà in crisi la logica e la struttura di quelle istituzioni totali.
Sono queste le tematiche che, sviluppate da Capitini agli inizi degli anni '60, anche attraverso la pubblicazione di due mensili: "Azione nonviolenta" e "Il Potere è di tutti", saranno in parte fatte proprie dalle proteste studentesche e operaie del biennio '68-'69.
Come tutti i precursori, Capitini intravede in anticipo i rischi e le minacce che avrebbero colpito quel formidabile movimento collettivo.
Da una parte c'è la tentazione della violenza, la suggestione per la guerriglia, il desiderio di vedere subito dei risultati, senza tener conto che è illusorio voler sfidare il potere armato degli stati moderni, che di fronte a una sfida violenta non fanno che accentuare i propri caratteri repressivi.
Dall'altra c'è la trappola del consumismo che le classi dominanti tendono ai movimenti di base per depotenziarli e integrarli.
Capitini denuncia con forza, proprio negli anni della crescita economica, un preciso piano delle classi dominanti mirante attraverso le seduzioni del benessere ad addomesticare i giovani e i lavoratori.
Attraverso l'uso spregiudicato dei mass-media si cerca di drogare le coscienze con spettacoli d'evasione e con l'offerta di nuovi consumi.
In questo modo il maggior tempo libero e un migliore salario non sono impiegati per un arricchimento personale e sociale, per partecipare più attivamente alle attività sindacali e politiche, ma per evadere dalla propria situazione storica, culturale, sociale.
La classe dominante concedendo la settimana corta persegue con diabolica lucidità il suo obiettivo. La sera esausti, dopo una dura e lunga giornata di lavoro alienante, ci si abbandona davanti alla televisione senza più voglia di incontrare gli altri.
Nel fine settimana si parte nevroticamente con l'auto alla ricerca di un impossibile appagamento. Tutto ciò, denuncia Capitini, ritorna perfettamente funzionale al capitale: all'espansione dei consumi corrisponde, infatti, il riflusso dell'impegno politico.
Polemizza, perciò, con energia per svelare l'inganno che si nasconde dietro l'idea borghese di tempo libero e sostiene in alternativa il concetto di tempo aperto: aperto a ogni lavoratore per partecipare attivamente al miglioramento e al controllo del lavoro mediante la socializzazione e l'autogoverno; aperto a vivere la comunità, il villaggio, la città, per discutere i problemi e trovare soluzioni; aperto alle attività creative, al libero esercizio fisico, al gioco; aperto alla riflessione, al raccoglimento, al silenzio, al sentimento di vicinanza ai sofferenti, aperto infine a vivere la festa che è la celebrazione della compresenza di tutti alla nostra vita, al nostro animo. (ibidem)
Rocco Altieri, da LA RIVOLUZIONE NONVIOLENTA: per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 1998, pp. 107 - 114
22:53
Scritto da : giorgio_civico
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