27/01/2012

Technocracy (5)

cittadino. politica,democrazia diretta e partecipataConcludiamo il ragionamento, sinanche troppo lungo e pesante: i tecnocrati promettono di porre fine alle condizioni di vita progressivamente in deterioramento e alla paralisi politica dovuta allo scontro fra le fazioni dei partiti e qualcuno tra i disgustati dalla politica, sognando il Profeta in Patria, abbocca.
I “nostri” nel frattempo, approfittando della confusione, in nome dei più bei principi universali, editano e legiferano lasciando stesi sul ring imprese e dipendenti, famiglie e comunità, si approfondiscono le disuguaglianze e l'immiserimento.
Li, ragazzi, forse, vi sveglierete e capirete che il sogno del salvatore si traduce ancora una volta in una presa per il sedere, a quel punto chi ha organizzato il tutto riorganizzerà il rientro dell’oligarchia al timone di comando.

Ci lasceranno però un fardello di licenziamenti, tagli di stipendio e pensioni ridotte, con rischio di piccole e grandi ribellioni (vedi i “Forconi” come esempio). Le operazioni del tecnocrati uccideranno imprese e famiglie senza la certezza di un anche minimo risultato, scioperi e proteste li “spaventeranno” facendoli allontanare dalla plancia e l’Oligarchia tornerà sovrana a patto di rispettare quanto proclamato…oppure, ipotesi, non del tutto peggiore, i mandatari insisteranno che i tecnocrati vadano avanti, costi quel che costi.

La maggioranza ribelle potrebbe anche scegliere, od essere obbligata a farlo per fame, di sollevarsi e rovesciare il vecchio ordine, e cogliere l'opportunità di istituire una repubblica democratica, indipendente e magari basata sulla Democrazia Diretta e Partecipata, sul federalismo o su qualsiasi forma istituzionale che limiti il potere del Popolo Sovrano.
 
Mi auguro sinceramente quest’ultimo scenario, unica scintilla in grado di accendere una rivolta e di portare ad un cambiamento.

16/01/2012

Technocracy (4)

cittadino. politica, democrazia diretta e partecipataNegli anni chi stava seduto al timone di comando ha agito affinché avvenissero alcune trasformazioni, vediamone alcune:

a) modifiche sostanziali agli investimenti sul bilancio riducendo gli investimenti sociali ed alimentando il sostegno dei vari titoli di stato ed affini affiancate da uno spostamento sostanziale della politica basata sul reddito a quella basata sul profitto e dall'aumento delle imposte sui consumi (aumento dell'IVA) e sui salari, e con la diminuzione della tassazione su detentori di titoli ed investitori.

b) azione distruttiva sul mondo del lavoro attraverso la graduale imposizione della “flessibilità del lavoro” che ha distrutto la sicurezza di questo (non in senso fisico) creando un popolo di possibili (e reali) disoccupati obbligati a dover lavorare a salari ignobili producendo, sotto pressione, sempre di più; la contrattazione tra le parti è stata annientata, solo il più forte offre, l’altro o accetta o sta in disparte

c) devastazione totale (e relative svendite) di ogni genere di istituzione ed azienda pubblica partendo dalla previdenza e passando attraverso ad energia, sanità, istruzione favorendo la nascita e lo sviluppo di monopolizzazioni private che hanno abbassato di certo il livello del servizio ed il numero di posti di lavoro

d) modellazione delle classi sociali con progressivo impoverimento delle grandi masse dei lavoratori qualificati e la classe media ed un altrettanto progressivo tentativo di arricchimento di detentori di titoli e di aziende i quali incassano oltre che per il normale profitto anche per il basso costo della manodopera

e) sostituzione al potere politico da parte di quello tecnocratico/finanziario (di matrice internazionale) attraverso la deregulation e la centralità del potere finanziario, l’acquisizione totale del potere su terra, banche, settori economici strategici e dei servizi "sociali" crea di conseguenza un  potere unificato che concentra il potere in una unica élite non-eletta che risponde solo al profitto.

E’ chiaro, lo si legge nei fatti, che il compito principe della dittatura tecnocratica è dilaniare il patrimonio di conquiste politiche, sociali ed economiche che la storia civile della nostra società si è duramente guadagnate, riducendo la sicurezza economica e giocando di conseguenza sulla insicurezza di massa e sulla paura di un "collasso catastrofico".

Il tutto avviene appellandosi a sacrifici, falsi, in favore delle generazioni future generazioni, di fatto però questi "equi sacrifici" si traducono in licenziamenti a fiotti e svendite di patrimoni comuni, agendo con determinazione e velocità prima che le masse abbiano tempo di sollevarsi e di cacciarli.

Per precludere l'opposizione politica, i tecnocrati domandano "unità nazionale", l'appoggio dei partiti in disfacimento elettorale e dei loro leader e la loro sottomissione totale alle richieste dei banchieri colonialisti.

continua

09/01/2012

Violenza sui posti di lavoro

Spazio partecipativo all'amico Renato Meroni, buona lettura.

renato meroni.jpgGiornali e telegiornali riportano quasi quotidianamente di atti di violenza fatti da taluni zelanti maschietti ai danni delle loro compagne, anche nel matrimonio dove pure davanti a Dio ci si è giurato amore eterno. La violenza sul posto di lavoro, a donne o ragazze, sta ricevendo una crescente attenzione dei media anche perché diventa un grave problema di salute per la vittima e un problema che si trascina fino dentro le mura domestiche. I fatti che vedono la notorietà, quelli che fanno notizia sono solo la punta di un iceberg, spesso le violenze subite vengono taciute per la paura della perdita del proprio posto di lavoro, o per la paura di non essere credute, peggio ancora. Il problema diventa solitudine ed emarginazione, come pure non c’è nemmeno da parlarne di trovare un testimone che ribadisca le accuse mosse verso quel datore di lavoro che anche senza toccare una donna è in grado di farle molto male, la colpisce subdolamente nell’orgoglio e agisce come un parassita che piano piano incancrenisce una situazione senza scampo per la parte più debole, quella lavoratrice che pure ha bisogno di quei soldi. I dati sulla violenza sul posto di lavoro sono inadeguati a comprendere la portata del problema, infatti molti di questi atti di violenza non vengono denunciati e comunque sembra davvero arduo vista la legislazione vigente che questa pratica possa identificarsi nel reato di mobbing, e la prima ragione è il mondo di omertà che si viene a creare. Ad aumentare la consistenza di questo problema è la mancanza di una definizione standard di violenza sul luogo di lavoro. Allora capita che una lavoratrice che pure dedica anima e corpo al proprio lavoro, come ogni lavoratore serio, venga vessata da tutta una serie di epiteti che se pure non lasciano un ematoma sono devastanti nell’anima, nella mente e per il proprio orgoglio personale, capita pure che la poveretta in questione si senta dare della ladra mangia ore, perché secondo lui, il bruto, è rea di essere lenta nel suo lavoro. E’ inutile dire che non considero uomini questi vigliacchi, mentecatti e mezze calzette. Il mobbing è una situazione di pressione psicologica sul luogo di lavoro esercitata attraverso condotte sistematiche, durature ed intense, da parte del datore di lavoro nei confronti di un lavoratore, si può manifestare in un aggressione alla capacità comunicativa, alla relazione e all’immagine sociale del lavoratore. Può anche manifestarsi come un disconoscimento dei diritti elementari, o in un attribuzione di mansioni dequalificanti o degradanti, attuati in esecuzione di un piano persecutorio e moralmente inaccettabile.
Anche la giurisprudenza tratta questo problema, l’art.2087 del C.C., che prevede come il datore di lavoro debba adottare tutte le misure necessarie ed idonee per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori. L’obbligo così previsto non appare limitato al rispetto della legislazione tipica della prevenzione, ma si estende al divieto di comportamenti lesivi dell’integrità psicofisica che sono, tra l’altro, fonte non solo di responsabilità contrattuale per inosservanza della norma anzidetta, ma anche di responsabilità contrattuale per la violazione dei principi di buona fede e di correttezza ex artt. 1175 e 1375. L’obbligo sancito dall’art 2087 del C.C riguarda il dovere del datore di lavoro a tutelare l’integrità morale del lavoratore come piena e sacrosanta trasposizione dei valori costituzionali di cui agli artt. 32 e 41 della Costituzione Italiana. La legge parla chiaro, il datore di lavoro, sia per un divieto generale di provocare un danno ingiusto (responsabilità extracontrattuale), sia per quello specifico alla responsabilità contrattuale del rapporto di lavoro.
Il mio augurio è che non capitino più casi di violenza sul posto di lavoro dove la vittima è ancora una volta una donna, spero anche che questi mentecatti si ravvedano e passino ad una vita più tranquilla per tutti.
Renato Meroni